Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

lunedì 31 marzo 2008

L' uomo che sta annegando


Prendi la mia mano

Lo sai che sarò là

Se tu puoi

Io attraverserò il cielo per amor tuo.

Perché lo avevo promesso

Di essere con te stanotte

E per il tempo che verrà.

Prendi la mia mano

Lo sai che sarò là

Se tu puoi

Io attraverserò il cielo per amor tuo

Ed io conosco bene

Questi venti e correnti

Questo cambio di tempi

Non ti trascinerà via.

Tieniti, e tieniti fortemente.

Tieniti, e non lasciarti andare

Dal mio amore.

Le tempeste passeranno, non mancherà molto

Questo amore resterà

Questo amore resterà per sempre.

E prendi la mia mano, lo sai che sarò là

Se tu puoi io attraverserò il cielo per amor tuo

Ti darò ciò che ho di più caro.

Tieniti, tieniti fortemente

Tieniti, e tieniti fortemente.

Sollevati, sollevati, con ali come di aquila

Tu corri, corri

Tu corri e non ti stanchi.

Tieniti, e tieniti fortemente

Tieniti, tieniti fortemente

Questo amore, durerà per sempre.

Adesso questo amore durerà per sempre

giovedì 27 marzo 2008

Poor boy




Non canto mai per la mia cena
Non aiuto mai il mio vicino
Non faccio mai quello che è adatto
Alla mia parte di lavoro
Sono un povero ragazzo
E sono un vagabondo
Conta le tue monete e buttale dietro alle mie spalle
Posso diventare più vecchio
Nessuno sa
Come tutto diventa freddo
E nessuno vede
Come tremano le mie ginocchia
A nessuno importa
Quanto sono ripide le mie scale
E nessuno sorride
Se passo sulla loro scaletta
Oh, povero ragazzo
Così dispiaciuto per se stesso!
Oh, povero ragazzo
Così preoccupato per la sua salute…!
Puoi dire ogni giorno
Dove starà stanotte
Non so mai il motivo per cui sono venuto
Sembra che me lo sia dimenticato
Non chiedo mai da cosa sono venuto
O come sono stato generato
Sono un povero ragazzo
E sono un vagabondo
Le cose che dico
Possono sembrare più strane della Domenica
Che si trasforma in lunedì
Nessuno sa
Come tutto freddamente scorre
E nessuno sente
I miei talloni scalcagnati
Gli occhi di nessuno
Costruiscono i cieli
Nessuno appoggia
La sua testa dolente
Oh, povero ragazzo
Così preoccupato per la sua vita!
Oh, povero ragazzo
Così entusiasta di prendere moglie…!
E' confuso ma dirà di si
Se tu solo ti vesti di bianco…
Nessuno sa
Come tutto freddamente scorre
E nessuno vede
Come tremano le mie ginocchia
A nessuno importa
Quanto sono ripide le mie scale
E nessuno sorride
Se passi sulle loro scalette
Oh, povero ragazzo
Così dispiaciuto per se stesso!
Oh, povero ragazzo
Così preoccupato per la sua salute…!
Puoi dire ogni giorno
Dove starà stanotte…
Oh, povero ragazzo
Così preoccupato per la sua vita!
Oh, povero ragazzo
Così entusiasta di prendere moglie…!
Oh, povero ragazzo
Così dispiaciuto per se stesso!
Oh, povero ragazzo
Così preoccupato per la sua salute…!
Oh, povero ragazzo

I MAGNIFICI SETTE

Drin! Drin! Sono le sette !
Datti una mossa per ripartire
L'acqua fredda sulla faccia
Ti riporta in questo brutto posto
Usurai e anche voi banchieri
Dovete alzarvi ed imparare le regole
Meteorologo e il capo schizzato
Uno dice sole e l'altro nevischio
Onde medie, l'FM, pomeriggio incluso
Agitare quel babau
Ti fa alzare e poi uscire
Ma per quanto potrai reggere ancora ?
Voglio l'Honda, voglio il Sony
Così a buon mercato e falso garantito
Dollari di Hong Kong e centesimi indiani
Sterline inglesi e spiccioli eschimesi
Ehi voi! Cosa?
Non fermatevi! Dategli tutto quello che avete!
Ehi voi! Cosa?
Non fermatevi! Già!
Lavorare per fare progressi, migliorare la posizione
Rendere sofisticata la mia pupa
Ha visto le pubblicità, lo trova carino
Meglio lavorare sodo
Ho visto il prezzo
Non importa se è l'ora dell'autobus
Dobbiamo lavorare
E tu sei uno di noi
Gli orologi vanno lenti sul posto di lavoro
Minuti strascicati ed ore sincopate
"Quando potrò dire loro cosa faccio?"
Un secondo amico, va bene Chuck !
" Ciao Ciao al capo con la mano
Il nostro profitto, la sua rovina
Comunque suona la campana del pranzo
Prenditi un'ora e fa' quel che devi!
Cisburgher!
Che cosa abbiamo per divertirci?
Sbirri che prendono a calci zingari sul marciapiede
E adesso le notizie
Attenzione!
L'allunaggio del convento dei dentisti
Mafioso italiano spara ad una aragosta
Ammutinamento in un ristorante di pesce
Meglio un'auto nel frigo
O un frigo nell'auto?
Come fanno i cowboy nella terra dei televisori
Ehi voi! Cosa? Non fermatevi! Uhm?
Ritorna al lavoro allora e suda ancora un po'
Usciremo dalla porta al calar del sole
Per l'uomo non è bene lavorare in gabbia
Raggiunge la città, si beve la paga
Ti agiti, stai sudando
Ma ti sei accorto che non combini nulla ?
Non ti fermi mai abbastanza per ripartire?
Per far uscire l'auto da quell'ingranaggio
Karlo Marx e Friedrich Engels *
Sono venuti a saldare il conto al 7-11
Marx era al verde ma aveva buon senso
Engels gli ha prestato gli spiccioli necessari
Cosa abbiamo ottenuto?
Yu-uh, magnificenza!!
Luther King a Mahatma Gandhi
Andarono al parco per giocarsela a pallone
Ma furono uccisi dalla squadra rivale
Che finì per vincere 50 a zero
Puoi essere sincero, puoi essere falso
La ricompensa sarà la stessa
Socrate e Milhous Nixon
Se ne sono andati allo stesso modo in cucina
Platone il greco o Rin Tin Tin
Chi è più famoso tra milioni di miliardi?
Notizia lampo: aspirapolvere risucchia pappagallo
Ooooh…Ciao !
Magnificenza!!

CUORE E ANIMA







Istinti che possono ancora tradirci
Un viaggio che conduce al sole
Senz'anima e votato alla distruzione
Una lotta tra giusto e sbagliato
Prendi il mio posto nella resa dei conti
Io osserverò con occhio misericordioso
Chiedo umilmente perdono
Una richiesta che va oltre me e te
Anima e cuore, uno brucerà
Un abisso che irride la creazione
Un circo completo, giullari compresi
Fondamenta che hanno resistito per secoli
Ora spezzate alla base
Oltre tutto questo bene sta il terrore
La stretta di una mano mercenaria
Quando la barbarie rovescia ogni buona ragione
Non c'è modo di tornare indietro
Nessuna resistenza estrema
Anima e cuore, uno brucerà
L'esistenza allora che importanza ha?
Io esisto meglio che posso
Il passato fa parte ora del mio futuro
Il presente è inafferrabile
Anima e cuore, uno brucerà
Uno brucerà, uno brucerà
Anima e cuore, uno brucerà

LA MOSTRA DELLE ATROCITA'



Rifugi con le porte spalancate
Dove la gente ha pagato per guardare dentro
Si divertono osservando
Il suo corpo contorcersi
Nel fondo dei suoi occhi dice
"Esisto ancora"
La direzione è questa, entrate
Per un premio uccide nelle arene
Vince un minuto in più di vita
Ma il dolore è sommerso da urla
Che ne chiedono ancora
Prega Dio, alla svelta
Guardalo crollare
La direzione è questa, entrate
La direzione è questa, entrate
Vedrete gli orrori di un luogo remoto
Incontrerete faccia a faccia
Gli architetti della legge
Vedrete lo sterminio di massa
In proporzioni mai viste
E tutti quelli che ci hanno dato dentro
Per farcela
La direzione è questa, entrate
E ho stuzzicato le fantasie
Di un migliaio o forse più
Cercando ancora il sentiero
Sepolto per anni
Tutto il legname secco delle giungle
E città in fiamme
Impossibile rimediare o badarci
Impossibile redimere o risarcire
Dammi la mano e ti mostrerò
Com'era e come sarà

Io e Pino...al Rolling Stone


venerdì 21 marzo 2008

Memorie nascoste: Charles Mingus e il profumo della seduzione...un leopardo si aggira con un porto in mano




E invece no...assolutamente no. Ieri di punto in bianco sono uscito dopo cena...eh sì volevo fare due passi...distrarmi...vedere altra gente.
Così ho preso la metro e sono sceso a Porta Genova...da lì a destra verso i navigli...già sapevo in quale locale entrare...
E dovevo andare a finire se non nel locale più fetido, losco e strambo di tutta Milano...il signore alla cassa è un baffone panciuto che ti guarda sempre dritto negli occhi con aria minacciosa ed è sempre incazzato come una iena...per la cronaca da bere ho scelto un porto...un pò alla Raymond Chandler...ma...
andiamo per ordine
Prima arriva una ragazza sui 35 che gli chiede se può prestargli 50 euro...lui rimane zitto a fissarla per un paio di minuti...poi gli dice:"Uè tesoro se mi chiedevi un cicchetto sì o 20 euro...ma 50 no non te li posso dare..." ed è andato avanti così per una buona mezz' ora a rimirare chi fosse la donna...e ad un certo punto inizia a blaterare che fosse la ragazza di un tipo conosciuto 10 anni fà...va a capire che gli frulla nel cervello...in realtà la ragazza doveva sballarsi pesantemente...ma lui a questo non ci pensava mica...
Tutto poi ritorna alla normalità...di nuovo alla cassa ad incazzarsi e a sputare dietro quei baffoni grossi e neri....nel frattempo come arrivava una bella ragazza con gesto meccanico e galante prendeva un lecca lecca e lo offrivacon maledetto sorriso da canaglia...10 minuti più tardi arriva un punkbbestia e gli fa:"mi hanno tolto i punti perchè non avevo la patente"...e allora lui ritorna alla carica"...ma do cazzo viviamo...adesso uno non si può più permettere di scordarsela a casa...roba da pazzi...
Un omino piccolo, capelli tirati all' indietro e sorriso stampato sulla faccia... gli parla di musica (da quel che ho capito il baffo è un musicista con i contro C...batterista per l' esattezza)...e inizia, rosso in viso: "Uè ieri è arrivato uno da me e mi fà..."Suono la batteria da Dio...voglio fare grande musica..."...e io gli dico:"che cazzo vuoi...pirla...ma ti rebdi conto di quello che stai dicendo...i soldi scordateli...oggi devi suonare solo per diletto...lui mi fà"ue ma io sono da dio non sai con chi a che fare...bla bla" e allora mi sono incazzato e gl' ho detto"diocane allora...vediamo se sei cos' bravo...free jazz...ti sfido...ti mando a casa in mutande e nel frattempo mi fai una grossa pompa...coglione..."
"Hai capito questi si credono di poter campare con la musica...pirla!!!. Non è più come 30 o 40 anni fà dove 2 suonavano e 8 ascoltavano...oggi è l' inverso cazzo!!!...i tempi son cambiati...ahoo!!!"
Applausi a non finire...eccone un' altra una ragazza sui 30...lui si avvicina a lei e gli fà"lo sai che questo essere piccolo con cui sto parlando è un depravato dimmmerda...questo và solo con le vecchie..." e l' altro"perchè io porto rispetto alla donna"...e il baffo subito"si tu rispetti un' altra cosa...te lo dico io..."
Arriva una coppia...paga lei e lui riattacca:"si però un pò di rispetto pe sta casta maschile lo voliamo portare si o no???"
Estasiato alla fine cedo dopo il secondo porto...mi faccio avanti e gli dico "lo conosci "Extrapolation" di John Mc caughlin" lui mi fà "si ma troppo tecnico...e invece tu lo conosci un suo live con Al Di Meola???"...rispondo di no...
Ed eccolo che riparte alla carica "Ma come si fà....uè ma che cazzo fai giovane...mi dici un album...quello è l' album per eccellenza..."...comunque non mi deprimo dinanzi a cotanta rabbia funesta...e gli dico "...e allora Charles Mingus...un suo album chiamato...oddio non ricordo bene...emh...ah si Sinner Lady"...perplesso il baffo "quale cazzo è?!"...
Prendo l' iPod e trovo il titolo esatto..."The Black saint and the Sinner lady"...e lì un sorriso appare sotto i baffoni..."uè un capolavoro della madonna giovane..."
Ed è da questo momento preciso che è iniziato il suo monologo...la comparazione perfetta ed imprevedibile tra la musica come forma d' arte e la donna come inimitabile in sè fin dal primo istante..."Caro mio la musica deve essere assaporata lentamente, ascoltata.... donna che ti sorride, che ti fà impazzire...và capita in ogni sua singola nota...la devi capire piano piano...devi percepirne il tremore interno che ne ispira la melodia ne definisce l' unicità nel momento esatto in cui la percepiamo..."
Charles Mingus...dalla sua musica puoi percepire quanta seduzione possa nascondersi in qualsiasi essere umano...quanto di buono e geniale si possa trovare in ognuno di noi...
E alla fine secondo voi come è andata a finire?...faccio per andarmene ma lui mi blocca "prima ti offro un cicchetto...cosa vuoi jameson, rum...scegli te..."

io "ok...rum"....
Lui"Da oggi ti battezzo...com' è che ti chiami?"
io"leonardo"
lui"leopardo...ecco il tuo soprannome...leopardo"
io"allora alla prossima"
lui"alla prossima ragazzo..."

Mentre riprendevo la metro mi ronzavano in testa le prime note di "the black saint and the sinner lady"...quella sinfonia sognante, danzante, morbida...sinuosa, vorticante....come ballare con la donna che hai sempre amato...il profumo della seduzione...il profumo della donna attraverso la musica...


la musica è donna...e viceversa...ti fà soffrire, gioire, amare, esultare, terrorizzare, danzare, estasiare...come un leopardo che si aggira nella foresta bevendo del buon porto...



leo

martedì 18 marzo 2008

Sintomi del giorno: Coscienza sporca da conoscienza sporca

Ho la coscienza sporca...dovrò togliere la polvere di dosso...è da tanto che non la ripulisco...è si.

Sono nel torto, ma quello marcio, quello che ti fà affondare nella melma al di sotto della suoperficie...è si... eppure stammatina mi sono alzato è sono ruiuscito ad andare al cesso...evidentemente ancora non sono affondato...c' è qualcosa che non và.

Alle volte si dice che coscienza sporca derivi da conoscienza sporca...evidentemente dovrò rispolverare pure quella...si dice appendere agli specchi o arrampicarsi sugli specchi? Bò...è si dovrò rispolverare il mio vocabolario...è un pò arrugginito...

Mia madre dorme, mio padre è lì a casa ad aspettare che tutto passi e lei si svegli...tra cinque giorni è pasqua non c' è un cazzo di treno...come ritornare a casa? Bò con questa coscienza sporca la vedo veramente dura...

Dura è anche la volontà che porta a tagliarti i capelli alle otto di sera di un sabato come tanti altri...mentre nella milano grigia e misteriosa il flusso delle cose scorre come se nulla fosse...come se nessuno vivesse le strade...come se i nostri gesti non avessero senso alcuno...quindi tutto è lecito... anche questo...intanto chi se ne accorge alla fine poi ti dicono: "Uh...ma veramente non c' avevo fatto caso...ma dai...!"

Chi scopre di avere una bruschetta infilzata nel proprio corpo...non dormirci un' intera notte...pensare che la morte sia giunta...e quando meno te lo aspetti eccola lì che ti compare davanti e ti dice: "...non è nulla è solamente che suoni la chitarra nel modo sbagliato...cazzone!...la prossima volta fai più attenzione..."

è si...via smetto...comincio a lavorare con la sabbia nel cervello...e intanto mia madre dorme...e io continuo ad avere la coscienza sporca...a modo mio"

c' è chi è nato per fare il giullare, chi per sedurre, chi per avere la conoscienza sporca...il mondo gira come sempre è stato, è e sarà...

Eccone un' altra che mi manda una mail e mi dice:"
Grazie per il prestito di ieri, saldo entro prox settimana. Sii buono con gli interessi."

Coscienza sporca da conoscienza spotca...però che cazzo l' IKEA costa cara...

Mah ciao ragazzi...mi raccomando sparate cazzate che intanto anche se cerchi di fare il srio le dici comunque...

ciao ciao ciao

sabato 10 marzo 2007

Un album da ascoltare


STRENGTH IN NUMBERS
1. Sanctify
2. Defenses Down
3. Sylvia's Song
4. Sleep In Splendor
5. Rise
6. Stand Paralyzed
7. Bronson
8. Malo
9. Malicious Manner
10. A Sure Shot
11. Le Gusta El Fuego
12. Simone
13. Dancers in the Dust

martedì 27 febbraio 2007

Tre album per capire gli anni 90: Daydream Nation (Sonic Youth), Dolittle (Pixies), Husker du




"Looking for a ride to your secret location, where the kids are settin' up a free-speed nation, for you..."

"Daydream Nation" è un capolavoro. Senza mezzi termini. Uscito nel 1988, rappresenta la definitiva maturazione della Gioventù Sonica, un ulteriore affinamento del loro stile dopo dischi bellissimi come "EVOL" e "Sister", un progressivo adattamento dello sperimentalismo no-wave alla forma canzone, senza rinnegare, però, la rivoluzione sonora di cui i Sonic Youth sono da sempre portatori. 12 tracce magnifiche, incastrate una dietro l'altra senza tregua, tra art punk, noise, garage, psichedelia, un mosaico perfetto che i Sonic Youth non ripeteranno più nella loro discografia: l'alchimia qui presente, infatti, ha qualcosa in più, quell'elemento inspiegabile tipico dei capolavori, e anche se a "Daydream Nation" seguiranno dischi ottimi, a volte grandiosi ("Dirty", "Washing Machine", "A Thousand Leaves", la moderna trilogia newyorkese che ha aperto il nuovo millennio), resterà questa la pietra miliare della loro sterminata produzione musicale.

Come non abbandonarsi totalmente, dunque, al ribellismo antireaganiano di "Teenage Riot", alla velocità supersonica di "Silver Rocket", a manifesti generazionali come "Eric's Strip" ed "Hey Joni" cantati dall'immenso Lee Ranaldo, per poi giungere al totale annientamento di "Trilogy", il vero capolavoro del disco, strutturato in tre parti ("The Wonder", "Hyperstation", Eliminator Jr."), dove le chitarre e le voci diventano gradualmente più angosciose, fino alla disperata conclusione hardcore gridata da Kim Gordon (l'ho vista ballare dal vivo "Drunken Butterfly" ed ero come ipnotizzato...). Un disco stupendo, quindi, "Daydream Nation", da avere e custodire gelosamente, uno spartiacque nella storia del rock e della musica al pari dei grandi album degli anni '60 e '70, un gioiello senza tempo che tutti dovrebbero possedere o almeno conoscere, dato che, se di noise ed indie rock oggi si può parlare, lo si deve senza dubbio a questi signori di New York.

E ditemi se è poco...

La storia del rock sarebbe stata di sicuro migliore, se alcune band avessero gettato la spugna per tempo, evitando lunghe e un po' penose "agonie" o inopinati ricongiungimenti. Ma quanti sono i gruppi, invece, che possono dire di essersi sciolti all'apice, nella fase del picco creativo, dopo l'uscita del loro più riuscito lavoro? Si possono contare sulle dita di una mano. Gli Hüsker Dü ("ti ricordi?" in svedese) da Minneapolis rientrano di sicuro nella cinquina. Infatti, dopo la pubblicazione nel 1987 di questo monumentale "Warehouse: Songs And Stories", il trio, formato da Bob Mould, Greg Norton e Grant Hart, dopo violenti litigi causati anche da gravi problemi di droga soprattutto da parte del batterista e coautore Hart, decise di mettere la parola fine alla storia di un gruppo la cui influenza e rilevanza crescono quanto più ci si allontana da quel fatidico anno.

Dopo un periodo di circa sei anni da indipendenti, caratterizzato da un hardcore abrasivo, crudo, velocissimo, che mette ancora oggi a dura prova l'impianto hi-fi, sintetizzato magistralmente da lavori come il doppio "Zen Arcade", la band progressivamente si avvicina ad un suono, sempre potente ed energetico, ma più incline alla melodia. Con "Warehouse", il secondo titolo dopo "Candle Apple Grey" pubblicato per la major Warner, questa "fusione fredda" tra pop e punk riesce in modo forse irripetibile.
Il suono "chitarrabassobatteria" dei nostri ha pochi eguali in quanto a potenza e pienezza. E' davvero difficile credere che a suonare quei venti brani, quasi tutti adrenalici e intorno ai tre minuti, siano solo in tre. Un vero e proprio muro sonoro si troverà davanti il fortunato che ancora non li conosce. Ma dietro quella spessa e luccicante corazza, che già da sola vale l'acquisto, scoprirà delle sottili quanto solide e godibili melodie, che si intrecciano e si confondono con quei riff duri e spigolosi, dando vita ad un impasto che riesce a far perfettamente coesistere le caratteristiche migliori dei due generi, di solito considerati agli antipodi.

Da questa materia incandescente, raffreddata in modo sapiente, i nostri, mostrando di possedere insieme le doti degli antichi fabbri e dei maestri di Murano, creano delle songs memorabili, a cui non mancano neanche dei testi intelligenti (le "Stories" del titolo) che mescolano un certo spleen, impegno ed ironia.
E' difficile scegliere tra quei venti brani: l'indecisione regna sovrana, come quando si è davanti ad una ricca scatola di cioccolatini. Forse andrebbero citate, senza per questo far torto alle altre, almeno l'apertura al fulmicotone di "These Important Years", la betleasiana, al triplo della velocità naturalmente, "Ice Cold Ice", il pugno di ferro in guanto di velluto di "It's Not Peculiar", il rock 'n' roll ironico e scanzonato di "Actual Condition" ("Well the actual condition of my mind / Is elusive as the answers that I find / I keep going through transition / From doubt to indecision / It's the actual condition of my mind"), l'ottimismo della volontà di "No Reservations".

Dal "Magazzino" degli Hüsker Dü sono in tanti, anche in tempi recenti, ad aver portato via qualcosa, alcuni senza neanche ringraziare. Ma pochi quelli che hanno, anche solo avvicinato, i loro sfavillanti risultati.


I Pixies sono una delle band più eclettiche del panorama anni 80. Sicuramente il loro sound trae ispirazione dal garage anni 60 (Troggs, Sonics, Paul Revere...) ma il quartetto di Boston riesce abilmente a rielaborare il tutto attraverso le ideologie New Wave e la violenza hardcore.

Il processo stilistico che aveva preso inizio sul precedente Surfer Rosa giunge qui ad una forma musicale forse meno istintiva ma sicuramente più compiuta.

L'album inizia su giro di basso incalzante e chitarre deflagranti che riportano ai Joy Division ma dopo pochi secondi ci si rende conto che i Pixies hanno tanto di personale da esprimere. Da Debaser a Tame, da Wave Of Mutilation a Here Comes Your Man e da Mr Grieves a La La Love You i Pixies ci fanno assaporare una miscela di grezze armonie vocali (quelle che pochi anni dopo venderanno milioni di copie con Kurt Cobain) e schizofrenie chitarristiche che ha un sapore nuovo rispetto al rock antecedente.
I Pixies giocano saltando fra le armonie pop di La La Love You , il surf rock di Here Comes Your Man e l'hardcore pre-post(rock) di Tame, l'approcio alle canzoni non è mai serio ma è comunque innocentemente sperimentale: i Pixies stavano cambiando le coordinate del garage secondo una maniera musicale che avrebbe influenzato enormemente il decennio seguente.
L'album è trascinante per chi è abituato ai suoni ruvidi e martellanti del rock, quasi inascoltabile per chi la domenica pomeriggio guarda CD Live!

Gli album migliori dei Pixies sono sicuramente i primi tre: l' EP Come On Pilgrim, Surfer Rosa e Debaser; con quest'ultimo però la band Bostoniana prende il diploma di maturità senza perdere un grammo della rabbia adolescenziale dei due precedenti ed incollando l'ascoltatore alla cassa.

Prorompente!

lunedì 26 febbraio 2007

pink floyd, astronomy domine video

http://www.youtube.com/watch?v=6M-UtlpvBWk

Radiohead, ok computer



Siamo nel 1997 e il fenomeno del grunge già aveva perso per strada la sua energia creatrice che aveva sfornato nell' arco di cinque anni gruppi che sarebbero rimasti scolpiti per sempre nella storia del rock. Ebbene si, il 1997 rappresenta l' anno di svolta per il gruppo capitanato da Tom Yorke per una serie di valide ragioni: tra le tante il fatto di essere stati sempre considerati di meno rispetto agli Oasis perchè, si diceva, la loro musica era più sperimentale e meno accesibile. Con il precedente album (The Bends) già si aveva il sentore delle intuizioni geniali che i nostri avrebbero saputo regalare anche in futuro. Ricordo che all' epoca il sottoscritto aveva 15 anni e che il primo ascolto di paranoid android colpì e confuse allo stesso tempo...ma dal primo momento si capiva che era un capolavoro. Poi le altre canzoni sono gioielli che ti si attaccano al cuore e te li porti dietro per il resto della vita; per esempio exit music (for a film) con il suo senso di desolazione e di profonda rassegnazione ti fa capire che cos avuol dire la parola suicidio; Let down, un viaggio gelido dove spicca la voce angelica di Tom, karma police, il singolo capolavoro che parla del karma e dell' equilibrio che ognuno dovrebbe cercare di salvaguardare...e poi il resto delle canzoni che ti proiettano in un altro mondo...dorei immaginifico, orrificante ma allo stesso tempo affascinante. Io ci vedo questo dall' angoscia, dalla sofferenza, dalle brutture della vita si può ripartire e si deve sperare...la negatività e il colore scuro dominano l' album ma sono passagi della vita che insegnao e fanno crescere l' uomo...

giovedì 22 febbraio 2007

http://www.youtube.com/watch?v=AyebnhDD5Cw
the cure- a forest live in Japan, 1984

Dj Shadow, Entroducing


Siamo nel 1996 e un ragazzo di nome Josh Davis che si fa soprannominare Dj Shadow incide per la Mo' Wax l' album intitolato Entroducing.La forza espressiva di quest' album sta nel fatto di rendere l' hip-hop espressivo e profondo perchè lo libera di tutti gli schemi e i clichè che lo tenevano e lo tengono legato tutt' ora.Il nostro eroe per far questo ha pensato bene di riascoltare i miliardi di vinili che custodiva nella sua cameretta...di fare una selezione dei suoni o dei pezzi di canzoni di altre epoche e generi. In 13 tracce tutte strumentali, intervallate da brevi interludi, il nostro DJ Ombra realizza un'opera incredibile da ogni punto di vista, spaziando tra momenti intimi e passaggi di pura epicità che non finiscono di sorprendere l'ascoltatore. Una volta inserito il cd nello stereo, si passa con facilità dallo straordinario crescendo di "Building Steam With A Grain Of Salt" ai deliri ritmici di "The Number Song" e "Stem/Long Stem" (davvero magnifica), e, man mano che prosegue l'ascolto, si incontrano altre perle disseminate qua e là come la lenta ed ipnotica "What Does Your Soul Look Like (Part. 4)", "Napalm Brain/Scatter Brain" ed i suoi continui cambi di tempo e registro, la coinvolgente "Organ Donor", fino alla totale catarsi della axelrodina e stupenda "Midnight In A Perfect World" (a buon intenditor poche parole...), vero capolavoro del disco e, personalmente, una delle più belle canzoni degli anni 90.

Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn


La maledizione della musica che ti conduce in strade pericolose e strette...la maledizione di un' entità che si svela e ti riconduce alla fiamma primordiale della vita...la maledizione della consapevolezza della propria pazzia e di non aver timore di dire e sovvertire...la maledizione di Syd Barret che mostra la sua nudità senza vergogna...la maledizione degli anni 60 che hanno cambiato il mondo...la maledizione della nostra interiorità che ci spinge e ci respinge...la maledizione di Astronomy Domine che ti scombussola e ti agita come una bufera lenta e inesorabile...la maledizione...

The Who, who's next


Fra il 1971 e il 1973 i Who vissero un periodo di grande eccitazione artistica e creatività ma, per uno dei frequenti paradossi della storia rock, non riuscirono a fissare su disco come avrebbero voluto quel momento magico. I due album che testimoniano la stagione, Who's Next e Odds & Sods, sono, ognuno per la sua parte, dei ripieghi; e per quanto Pete Townshend sia sempre stato prodigo di attenzioni per le sue creature, quei dischi non sono mai stati fra i suoi preferiti. Qui ci interessa Who's Next; un capolavoro, un'icona per milioni di fans e, per semplificare, uno dei dieci grandi album della storia rock (ma potremmo scendere fino a cinque, e anche meno). Eppure Townshend, riflettendoci in un'intervista un anno dopo la sua uscita, lo definiva senza mezzi termini «un album di compromesso», rimpiangendo amaramente quello che avrebbe in realtà potuto essere - un giudizio che negli anni si è un po' addolcito, ma giusto un po'. La storia è nota. Pubblicato Tommy, il prode P.T. aveva messo subito in cantiere un'altra opera rock, Lifehouse. «Opera rock» in verità è un termine riduttivo; doveva essere un evento molto più grande, un film + spettacolo teatrale + doppio album + tour che avrebbe combinato l'immensa fede dell'artista nella musica rock con il suo amore per la fantascienza e le tensioni mistiche che in quel periodo lo scuotevano. La storia originale, a grandi linee, si svolgeva in una società totalitaria del prossimo futuro, una Grande Fattoria orwelliana dove la gioventù oppressa scopriva il rock e il suo effetto liberatorio, quasi religioso. Con gli anni Townshend ha svelato sempre più particolari di quel progetto, adattandone una radio play per la BBC e pubblicando addirittura un box, The Lifehouse Chronicles, venduto sul suo sito Internet. All'epoca, però, rimase alle grandi linee e soprattutto non riuscì a convincere chi gli stava attorno, a cominciare dal manager Kit Lambert, che era sempre stato il connettore fondamentale fra il mondo delle sue fantasie e la più prosaica realtà commerciale. Così il progetto svaporò un po' per volta, la Casa si sgretolò, anche se le canzoni che avrebbero dovuto esserne i mattoni erano state nel frattempo composte. Venne naturale a un certo punto l'idea di usarle comunque, per farne un album «normale»; e così accadde, pur con notevoli difficoltà, scoprendo che anche senza la colla del concept veniva comunque un progetto favoloso - appunto Who's Next. Questo doppio cd è la versione definitiva (azzardiamo questo difficile aggettivo) di un disco che ha già conosciuto due diverse edizioni. La prima, storica, in vinile, uscì nell'estate 1971 e conteneva nove brani, da Baba O'Riley a Won't Get Fooled Again. La seconda, in CD, fu pubblicata nel 1995 e aggiungeva al repertorio originale quattro alternate takes della prima stesura dell'album, ai Record Plant di New York - versioni che, per quanto bellissime, erano state rifiutate dall'esigente Townshend. Questa de luxe edition, che ci auguriamo definitiva, completa il discorso sulle takes americane con l'aggiunta di una notevole Getting In Tune e di una Won't Get Fooled Again apprezzabilmente diversa dal brano che tutti conosciamo - a cominciare dalle tastiere, un organo filtrato da un VCS3, suonato «in diretta» e non passato su nastro. In più, c'è un album intero dal vivo: un mini-concerto Who dell'aprile 1971, davanti a un pubblico di amici e invitati, in cui la band prova alcune delle canzoni nuove e altro ancora (Roadrunner e l'inevitabile My Generation) sempre con la testa rivolta al miraggio della nuova opera-rock. Secondo il progetto di Lifehouse, in effetti, quello e altri show sempre allo Young Vic Theatre dovevano sancire la «comunione spirituale» fra la band e il suo pubblico, e costituire un momento centrale del rito di liberazione rock che il film e il disco avrebbero dovuto comunicare. La realtà fu più mediocre: una serie di «prove pubbliche», puntigliose ma neanche particolarmente ispirate, che oggi possono solo incuriosire se non altro perché alcuni classici dei Who live (Won't Get Fooled Again, Pure And Easy, Getting In Tune) vengono eseguiti per la prima volta o quasi, con ammirevole innocenza. Alla fine di ogni lusso, resta la bellezza della musica Who di quel periodo. Un balsamico fuoco, capace di bruciare ma anche di aprire la mente; una tempesta scatenata che però al momento giusto sa ripiegare, con momenti di toccante lirismo. Daltrey è ispiratissimo, Townshend mulina la sua affilata Stratocaster ma usa spesso e volentieri i timbri, nuovissimi per l'epoca, del synt; quel che ne viene, in Won't Get Fooled Again e Baba O'Riley (dedicata a Terry Riley, il padre della musica minimale), è una splendida profezia che tanto influenzerà la storia del rock. I nove brani del disco definitivo vennero registrati fra Stargroves (la residenza in campagna di Mick Jagger) e gli Olympic Studios nel maggio 1971. Prima, a marzo, erano venute delle sessions a New York che non avevano passato l'esame. Peccato, lo abbiamo detto; perché la versione di Behind Blue Eyes con l'organo di Al Kooper è deliziosa, la cover di Baby Don't You Do It una forza della natura e la prima versione di Pure And Easy apre letteralmente il cuore. Questi ultimi due brani vennero proprio scartati dalla scaletta finale, come le varie Time Is Passing, Water, Naked che si ascoltano nella parte live e altro bendidio che Townshend aveva tra le sue carte in quel periodo. Così la morale è semplice, e ancora una volta paradossale: Who's Next è un grande disco ma avrebbe potuto essere ancora più grande, proprio stellare. Townshend sogna ancora oggi Lifehouse; noi, più modestamente, immaginiamo se i Who avessero avuto voglia di farlo crescere ancora un po', di pubblicarlo magari doppio, raccogliendo tutta ma proprio tutta la bellezza di quegli avventurati giorni. (riccardo bertoncelli) The Who - Who's Next (Polydor, 2cd)

Jimi hendrix experience, electric ladyland


l canto del cigno della Experience è un monumentale disco doppio, con una copertina tra le più famose della storia del rock: un gruppo di donne, di ogni razza e colore, nude.E' verissimo che il '68 fu un anno pieno di rivolte, di conquiste e di tabù cancellati, ma la cover in questione non la passò tanto liscia, subendo la mannaia della censura. Fortunatamente, dopo parecchi tira e molla, la volontà dell'artista fu rispettata ed i due meravigliosi vinili ritrovarono il loro giusto grembo."Electric Ladyland" è l'apoteosi della ricerca sonora di Jimi, il quale rimane chiuso per lunghissime giornate in studio a ricercare il perfetto feedback, finendo così per snervare irrimediabilmente i due compagni d'avventura (soprattutto l'irrequieto Redding).Tutto questo stress risulta molto funzionale alla riuscita del lavoro, il quale raccoglie un campionario di idee e spunti davvero fuori dalla norma. Il blues incontra la psichedelia al suo diapason, il magma musicale esce denso e nello stesso tempo leggero e vaporoso, dilatato.Esempi lampanti di questi due diversi "stati fisici" sono le concrete ed entusiasmanti "Crosstown traffic" e "Voodoo child", mentre "Have you ever been (to electric ladyland)" e "1983..." testimoniano una rarefazione sorprendente, figlia anche di una nuova dimensione acustico-elettronica e della rivalutazione di alcuni strumenti a fiato.Da ricordare inoltre la versione di "All along the watchtower", cavallo di battaglia di Bob Dylan, e la stupenda "Gypsy eyes", dedicata alla madre del geniale meticcio. Genuflettersi davanti al capolavoro, prego.

Joy division, closer


E' il 1980.Il punk stà morendo e con lui quel poco della buona musica che, con enorme fatica, cercano di trascinarsi alle spalle Bowie e simili; il mondo del rock (Inghilterra in testa) comincia a rimpiangere gruppi come Led Zeppelin e Black Sabbath, seppellendo i Sex Pistols e i Clash, quando all'improvviso, in meno di un anno, un album stà per cambiare per sempre il corso della musica contemporanea (involontariamente!!!).L'album si intitola proprio Closer, e gli autori sono i Joy Division, quattro ragazzi di Macclesfield, "paradiso" industriale in prossimità di Manchester.A capitanarli un Ian Curtis alle strette, più atterrito ed introspettivo che mai, per di più consapevole che la fine di ciò che sino ad allora era stato il suo personale calvario, stava arrivando definitivamente, dopo anni di buio catacombale.Perchè questo è Closer.Un album dal respiro gelido, capace di "scaldare" l'ascoltatore solo in poche e claustrofobiche occasioni.L'inizio ne è l'esemplificazione: "Atrocity Exhibition" risuona come un benvenuto di funesta consapevolezza che culmina nella successiva "Isolation", una ballata altamente paranoica scossa da un basso altrettanto ossessivo.Con "Passover" le atmosfere si tranquillizzano sino a far gelare il sangue nelle vene, giusto in tempo per riprendersi ed affrontare "Colony", una marcia di feedback e riverberi esasperanti;"A Means To An End" sa essere invece più ascoltabile e malinconica, comunque non all'altezza della successiva "Heart And Soul", dove l'animo di Curtis si materializza sotto forma di una soave e delicata preghiera, cantata come una poesia;"Twenty Four Hours" apre spazio alle melodie (quasi impercettibili fino a questo momento) per poi ri-precipitare nella maestosa e decadente "The Eternal", istmo sprituale che conduce infine a "Decades", dove ogni improbabile speranza viene cancellata senza pietà.Dopo questo Capolavoro, Curtis si tolse la vita appena prima di partire per il "richiestissimo" tour negli States assieme alla band.La glaciale bellezza dell'album è indiscutibile a causa della spietata sincerità che suggerisce, e senz'altro vale molto più dei futili ritornelli che dall'80 in poi riempirono le monocromatiche giornate degli yuppies dell'epoca...